Storia della mia ansia

Ero a casa di mia mamma quando, su una vecchia botte da vino, che nel loro salotto funge da piano di appoggio, tra le cataste di libri intonsi, plastificati e pronti per essere inghiottiti, ho visto questo.

Nudo della sua copertura plastificata, già palesemente sfogliato.

Ogni volta che faccio ritorno a casa dei miei genitori, la prima cosa che mi ritrovo a fare è quella di andare a ficcanasare tra gli ultimi acquisti letterari di mia madre.

Sono cresciuta così: tra libri e cataloghi di libri da acquistare imparando già da piccola, in tempi non sospetti, l’attesa frizzante dell’arrivo della vespa del postino e del nostro pacco di cartone.

Il titolo più di tutti mi ha fatto sorridere: chi mai dedicherebbe un libro alla propria ansia?

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E così intrigata da quelle poche parole mi sono detta che sarebbe stata una bella sfida, nel leggerlo, scoprirmi a cambiare idea.

Mi sono stesa sul letto il pomeriggio successivo, mentre i bambini dormivano e fuori qualche ragazzino sghignazzava in bicicletta.

Ho preparato con cura la mia postazione: due cuscini dietro la schiena appoggiati alla testiera del letto, le gambe sollevate per reggere il libro, sulla destra un block notes ed una biro, per appuntare ciò che mi sarebbe piaciuto trattenere e riscrivere oggi.

Ed ho iniziato a leggere.

Ed ho iniziato a cambiare idea.

 Daria Bignardi

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Nata a Ferrara nel giorno di San Valentino del 1961, Daria bignardi è una giornalista, conduttrice televisiva e seritterio italiana che esordisce negli anni ottanta sulla RAI con Gas Lerner. Dal febbraio 2016 e luglio 2017 è stata direttrice di RAI 3. Nel gennaio 2009 pubblica con Arnoldo Mondadori Editore il libro autobiografico Non vi lascerò orfani che ottiene buone critiche e un grande successo di pubblico.

Il successo della prima opera da così il via alla carriera di scrittrice ed apre le porte di altre uscite letterarie.

Storia della mia ansia

Lea e Piero sono solo bambini quando imparano il significato più profondo della parola ansia. Gemma è una madre eccessiva, nelle sue paure, nelle sue premure, nelle sue fobie e nel suo modo di non vivere mai davvero: un condizionamento che Lea porterà per tutta la vita.

Dal suo rapporto altalenante con la scrittura ed il teatro, al matrimonio con Shlomo, padre permissivo e compagno indifferente a tutto (o così sembra) Lea vive come una trapezista nell’attimo prima di librarsi in aria: in bilico, speranzosa di farcela. Ma mai le sue paure sono state tali fino al giorno del verdetto: cancro al seno, aggressivo, raro, già arrivato ai linfonodi ascellari.

E così ancora una volta Lea vede stravolta la sua vita, o quello che ne era fino al giorno prima: il lavoro, i figli, Shlomo. E si trova a fare in conti con una nuova sfida: la chemioterapia.

Lea detesta gli ospedali, i colori, gli odori, gli aghi, gli infermieri, le sacche di infusione che la costringono a convivere con un dolore costante e persino il caffè del bar al piano terra. Come se la vita non le avesse già dato abbastanza nodi da  sciogliere, mentre ha inizio un calvario emotivo, fisico e profondamente personale, arriva Luca.

E Lea si ritrova a riflettere sulle scelte della sua vita, a dare un peso ed una misura alle persone, alle parole, ai gesti, al tempo e persino al proprio corpo, che cambia e che non riesce a riconoscere ma che riscopre solo quando Luca la abbraccia e la fa sentire se stessa come mai prima.

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E la malattia? 

Ma quale, il cancro o la paura di vivere?

“le nostre paure sono draghi a guardia dei nostri più profondi tesori

Lo ammetto e sono profondamente sincera: leggere questo libro mi ha messo alla prova. Già dalle primissime pagine, dal racconto della crisi di coppia, il senso di angoscia e di tristezza è cosi concreto che lo si sente fino alle ossa.

E questo, vuole essere un plauso alla straordinaria capacità di Daria Bignardi di trasmettere un messaggio profondo, come dico io, di arrivare. Per tutta la lettura ho sentito sulla pelle le emozioni, le paure, le perplessità ed il fiato corto di Lea.

Ma non solo, anche la sua ritrovata frivolezza adolescenziale, quella con la quale guarda Luca, la sua voglia di sentirsi amata, donna. E poi ho incontrato la malattia in modo differente da come l’avevo conosciuta fino ad oggi.

Lea racconta la malattia vissuta da dentro, da dentro le sue vene troppo sottili, le sue ossa fragili, il suo stomaco in subbuglio, i capelli che cadono, la testa che pulsa di dolore e di pensieri. Uno sguardo diverso, ma che trasmette anche la forza di chi, arrivato ad un certo punto, si arrenderebbe ma non riesce a farcela: non si può resistere alla vita.

Se devo dare un consiglio spassionato da amica (se me lo concedete) leggete questo libro se siete in forma, fisicamente e mentalmente ed ascoltatelo con religioso silenzio, estrema calma e soprattutto fatene tesoro.

Un viaggio tortuoso e coinvolgente nella più nuda delle sfaccettatura umane: la paura. C’è un bellissimo passaggio, nell’avvicinarsi alla conclusione del libro, che ho voluto trascrivere sul mio block notes, per non dimenticarlo e farne lezione quando tra me e me cedo al lagnarmi per quelle che per alcuni sarebbero frivolezze.

Ve lo regalo perché ne facciate un monito sul quale riflettere, soprattutto se grazie a chicchessia, siete in salute:

Ciò che spero di non dimenticare mai è che esiste un mondo parallelo di malati che vive accanto a quelli sani.

Non ci sono differenze tra sani e malati, tranne una: i malati hanno più voglia di vivere.

 

“Storia della mia ansia” di Daria Bignardi, Mondadori Editore, 2018.

 


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