Mirabell

Non è facile riprendere qualcosa, riprendere il filo, anche se mi chiedo: l’ho davvero mai mollato questo filo? Stavo solo aspettando qualcosa? Stavo aspettando la solita, inafferrabile (a volte), nascosta (sempre) ispirazione? Ho atteso. Ho atteso questa ispirazione, calma, in silenzio, perché volevo che stavolta fosse lei a venirmi incontro senza fretta, come mia figlia che aspettava le cadesse l’ennesimo dentino, come mio marito che aspetta già che arrivi il Natale…

Siamo sempre in attesa di qualcosa o di qualcuno e si attende. Con pazienza o con impazienza, dipende, ma si attende sempre che succeda quel qualcosa, piccolo o grande che sia, che modificherà ancora una volta il corso della nostra vita.

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Anche Britta, la bimba di cui voglio parlarvi di oggi attende qualcosa. Britta vive in una famiglia sostanzialmente povera, con un papà che cerca di sbarcare il lunario e una mamma che ce la mette tutta per far tirare avanti una famiglia. Non una cosa semplice. Tanti dei nostri nonni hanno sperimentato questa situazione, tante volte ce l’hanno raccontata e forse anch’essi, come Britta, incollavano il naso sulle vetrine dei negozi ammirando una bambola o un giocattolo, fermo, ma inafferrabile e attendevano, con pazienza, che arrivasse il giorno in cui il papà avrebbe annunciato di avere abbastanza soldini per l’acquisto.

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A volte però l’attesa e la pazienza vengono premiate in un modo che va oltre la nostra più sfrenata immaginazione: Britta, che poi non è altro che la protagonista del libro “Mirabell” scritto dalla mitica Astrid Lindgren (autrice di Pippi Calzelunghe), un giorno riceve la visita di uno strano signore che dall’alto del suo calesse non le dà una monetina che altri passanti le hanno dato, no, lui le dà un semino.

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Attesa nell’attesa… un seme da accudire, da innaffiare, da curare. Un seme speciale da piantare nel suo “orticello personale” che darà in frutto “una bella sorpresa”.

Britta non tarderà molto ad ascoltare le indicazioni del signore, curerà con pazienza il semino e un giorno… dal terreno spunta qualcosa di rosso, che si rivela essere il cappello di una piccola bambola bionda che piano piano emerge dal terreno. E’ stupenda, anche meglio di quella che Britta guardava nelle vetrine nel centro della città. E non è tutto. Quando finalmente Britta stacca dalle radici la sua nuova stupenda bambola, scopre qualcosa di incredibile: Mirabell parla! E poi gioca e, naturalmente, mangia! Queste cose però le fa solo in presenza di Britta, nessuno, a parte lei, sa che fa tutte le cose che fa una normalissima bimba.

Difficile per un bimbo o una bimba non immedesimarsi nella protagonista di questo libro: il tema dell’attesa, della pazienza, del premio fanno parte della vita quotidiana di ciascun bambino. Anche gli spazi in cui si snoda la storia sono molto vicini a noi: la camera di Britta, la cucina, il giardino di casa. IMG_1087

Ho molto apprezzato sia il testo che le illustrazioni di questo libro: l’alternanza di parti narrative e di dialoghi da parte dell’autrice, ben si sposa con le illustrazioni di Pija Lindenbaum che alterna illustrazioni dai colori sgargianti ad altre chiaro scure, illustrazioni comunque mai banali e sempre in sintonia con la protagonista e con il suo mondo.

E così il tempo passa, due anni per la precisione, e Britta, insieme a Mirabell, è là ad attenderci, basta seguire la stradina che porta alla sua casetta.

 

“Mirabell” di Astrid Lindgren (Autore) e Pija Lindenbaum (Illustratrice), edito da Motta Junior, 2008.

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