Intervista a… Matteo Razzini

Ma quanto è straordinario poter scoprire chi si nasconde dietro a un testo o, in questo caso, dietro a un autore/attore?! Grazie alla gentilezza e alla disponibilità di queste persone speciali, le mie interviste arricchiscono il blog e io non posso che essere veramente onorata di pubblicarle e grata a coloro che me lo concedono! Non potete capire l’entusiasmo e la carica che si muovono dentro di me quando ricevo una risposta positiva in merito ad una possibile intervista… è indescrivibile. Avere la possibilità di entrare a contatto più stretto con un autore, conoscere i suoi “segreti” del mestiere, indagare in merito a determinati testi e scoprire, quindi, chi si nasconde dietro ad un testo è davvero emozionante e meraviglioso.

Dopo essere stata colpita (al cuore e alla mente) durante il suo spettacolo a Reggio Narra, ho deciso di dedicare un post al testo “La ricetta della strafelicità” e oggi voglio farvi conoscere maggiormente Matteo Razzini, questo spettacolare autore nonché attore.

Ecco, quindi, la sua intervista…

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Chi è Matteo Razzini? Lascio a te le presentazioni…

Sono nato a Reggio Emilia il 14 luglio 1976.

Tre sono le immagini poetiche che mi ricordano l’infanzia: mio padre sul lettone che mi cantava le canzoni degli anni 60, i pomeriggi domenicali seduto sulla panchina del centro storico a osservare la gente passare e il senso di disagio dovuto a quell’essere sempre così maledettamente timido.

Ho conosciuto la mia fantasia dentro ad un vecchio registratore che rubavo di nascosto; ci registravo i miei pensieri, le mie storie, le mie avventure, la mia musica. Soltanto poi, ho scoperto i libri; l’amore per la poesia, così affine ai miei turbamenti d’animo e la narrativa, meraviglioso ponte col mondo delle storie.

Crescendo, infine, ho sentito la necessità di raccontare agli altri ciò che producevo, ma mi mancava un mezzo importante.

Lo studio teatrale del clown mi ha aiutato in questo delicato passaggio. Quest’essere lunare che parla al mondo mostrando le proprie fragilità, che non rivendica mai nessuna vittoria, che si pone sempre tante domande a cui non sa dare mai nessuna risposta, che ha voglia di giocare con i paradossi della società.

Mi piace pensare alle mie storie come atti unici di unica, extra ordinaria quotidianità; ovvero: come cogliere in un gesto artistico l’insieme insensato della vita.

Nel 2010 vinco il premio H. C. Andersen Baia delle Favole con l’opera: “Esco così mi perdo”. Dal testo nascerà uno spettacolo di teatro ragazzi di cui ho curato regia, scenografia e drammaturgia. Lo spettacolo approderà con successo nel circuito off dei teatri del nord Italia e sarà scelto, nel 2011, come spettacolo all’interno del festival Andersen di Sestri Levante.

Ho pubblicato fiabe e brevi racconti con Edizioni Corsare, Valentina Edizioni, Corsiero Editore e ho scritto storie per progetti legati alla territorialità con la regione Friuli Venezia Giulia e la web radio Radio Magica.

Matteo racchiude in sé tre differenti professionalità: gelataio, autore di testi e attore. In che modo ogni singola professione influenza l’altra? Ce n’è una che domina sulle altre e in che modo?

Sono tre io che coesistono in un equilibrio delicato. In tutto ciò che faccio cerco di essere il più possibile coerente e verace, quindi voglio pensare che la sensibilità artistica sia presente in ogni mia attività quotidiana.

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L’arte del gelato coinvolge prevalentemente la parte più pragmatica di me.

L’arte dello scrivere è la mia “isola che non c’è”, il posto in cui mi rifugio e dove posso vivere tutte le mie avventure.

L’arte del raccontare è il mio megafono; le mie storie contengono le mie verità, incontrare il pubblico e narrarle è un bel modo di dar voce ai miei pensieri.

In quale momento della tua vita ti sei reso conto di voler intraprendere anche la professione dell’autore?

Ho sempre scritto. La mia prima fiaba risale alla prima media, ma è stata la musica a farmi avvicinare alla scrittura professionale. Come autore della parte letteraria scrivevo i testi delle mie canzoni e quelle degli altri; ho collaborato con case editrici e studi di registrazione. Dopo la nascita dei miei figli mi sono avvicinato al mondo dell’infanzia e ho sentito un grande impulso nei confronti di quella produzione letteraria. Aver vinto il premio H. C. Andersen – baia delle favole nel 2010 con l’opera: “Esco così mi perdo” è stata una conferma importante…come a dire: la strada è quella giusta!

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Come nasce una tua storia? Hai un luogo prediletto per scrivere?

Le storie sono come quei motivetti che ti rimangono in testa e che non se ne vanno, che ti canticchi a fior di labbra (mi viene alla mente Lucio Dalla che fischiettava sul cappuccino per raffreddarlo. Chissà quanti di quei motivi sono diventati poi  “storie” musicali?).

Il luogo prediletto per le mie storie sono i miei taccuini; ogni storia, ogni idea, ha il suo personale quaderno: un brogliaccio dove scrivo, disegno, scarabocchio, prima di passare poi alla trascrizione al pc.

Tra i tuoi testi a quale ti senti più legato e perché? E a quale personaggio ti senti più affezionato?

I testi sono figli che hanno visto la luce e che camminano per il mondo con le loro gambe. Forse i testi che sono rimasti in grembo o meglio, nel cassetto, sono quelli a cui sono legato di più…quelli che non voglio divulgare, quelli che voglio proteggere, quelli che non sono stati colti. D’altronde “non amo che le rose che non colsi”.

Il personaggio a cui sono più legato è quello di Michele, protagonista de “La ricetta della strafelicità“.

La ricettÖ della strafelicitÖ (12)

Durante i tuoi spettacoli hai modo di incontrare tanti bambini e di vivere alcuni momenti di condivisione con loro. Che cosa ti porti a casa dopo questi incontri?

I rapporti umani sono quanto di più prezioso abbiamo su questa bella terra  (e nella sfera dei rapporti umani annovero anche quelli con gli animali, le piante e le cose tutte). Tutto è governato dall’energia che diventa risata sulle labbra di un bambino, oppure lacrima sulla guancia di un adulto; può diventare abbraccio o stretta di mano.

Sì, condividere le mie storie con le persone, gettare ponti fra i bambini e gli adulti è davvero una gran bella opportunità.

Se dovessi consigliare un libro non tuo, quale sarebbe?

Me ne vengono in mente due:
1) “L’arte di meravigliarsi” di Emmanuel Gallot Lavalée cartman edizioni
2) “Momo” di Michael Ende

C’è una storia in particolare che ti piacerebbe mettere in scena e perché?

Mi affascina il mondo letterario che tocca – con leggerezza – la fragilità umana; la tragedia della quotidianità che sfocia nella comicità. I testi potrebbero essere tantissimi. Citandone un paio potrei rispondere: “Marcovaldo” di Italo Calvino e “C’era due volte il Barone Lamberto” di Gianni Rodari.

Se fossi un gusto di gelato quale saresti?

Crema.

Semplice crema.

 

 

Vorrei ringraziare ancora una volta Matteo per la sua disponibilità e per avermi dato la possibilità di incontrare, anche se virtualmente, una persona davvero speciale, svelando alcuni aspetti legati al suo vissuto personale e del suo meraviglioso lavoro. Se volete approfondire la sua conoscenza e seguirlo nei suoi progetti, vi invito a visitare il suo sito matteorazzini.com.

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