La danza… impegno civile?

Come ogni anno in questo periodo a Reggio Emilia si inizia a respirare il profumo del “Festival della Fotografia Europea”. Un’iniziativa che mi piace molto, che coinvolge tutta la città in diversi ambiti e che fa scoprire o riscoprire cortili, palazzi e luoghi rendendoli ancora più belli, arricchendoli di artisti e cultura.

Quest’anno il tema del Festival sarà “RIVOLUZIONI. Ribellioni, cambiamenti, utopie” (link al sito ufficiale) in occasione dei 50 anni di ricorrenza dal ‘68, e, per l’occasione, è stato proposto ai ballerini dell’Aterballetto di dare il loro contributo creando dei soli.
Cinque di loro hanno hanno dato vita ad originali coreografie ispirandosi a quegli anni ricchi di cambiamento, idee rivoluzionarie e figure di intellettuali che hanno messo la loro cultura al servizio della comunità per contribuire a dar forma ad una società migliore.logo-senza-data-alto-200

Si è soliti pensare alla danza come ad un insieme di passi armonico e piacevole. Alla musica come ad un insieme di note che formano una melodia. Ad un quadro come ad un insieme di colori che creano qualcosa di suggestivo allo sguardo.
In realtà dietro ad un gesto, ad una coreografia o ad un’opera d’arte c’è quasi sempre una ricerca, uno studio. C’è un sapere necessario ed indispensabile affinché un’artista possa dar vita ad un’opera credibile, emozionante e che entri nell’animo delle persone.

Pensare alla danza, alla coreografia come ad un qualcosa che impegna solo il fisico è molto riduttivo e sminuente. Ancora una volta la danza si dimostra un’arte indispensabile nel quotidiano di ognuno di noi, arricchendo sotto ogni aspetto le persone che la praticano e quelle che la guardano, sviluppando così menti aperte, curiose ed assetate di sapere.

Un’altra occasione, questa della Fotografia Europea, per intendere la danza come un mezzo alternativo nel divulgare cultura, per non dimenticare persone e avvenimenti del passato che hanno reso la nostra una società migliore.

Le coreografie debutteranno il 20 Aprile dalle 19 alle 23 presso il Palazzo da Mosto.

In particolare Hektor per creare il suo solo si è ispirato alla figura di Franco Basaglia, ideatore della cosiddetta “Legge Basaglia”.

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Durante il suo processo creativo Hektor si è documentato leggendo il libro di Enrico Deaglio dal titolo “Patria 1967-1977”, edito da Feltrinelli, 2017; un libro che racconta un decennio fondamentale.71NfE12b+bL

La nuova impresa storiografica e narrativa di Deaglio comincia nel 1967, quando l’economia italiana è nel pieno del boom economico e, allo stesso tempo, compaiono le prime manifestazioni e i segni germinali di profondi sconvolgimenti sociali. È l’inizio degli anni di piombo. Ma è anche l’anno in cui Gianni Morandi canta C’era un ragazzo che come me, De André Via del Campo e Iva Zanicchi vince con Claudio Villa il quinto Festival di Sanremo, quello del suicidio di Luigi Tenco. È il periodo in cui si diffondono i jeans e diventano il simbolo della controcultura giovanile.  Di anno in anno, dalla battaglia di Valle Giulia all’autunno caldo e alla strage di piazza Fontana, fino alle prime leggi speciali e al movimento del ’77, Deaglio tesse un grande arazzo, pieno di colori, sorprese, storie notissime e storie dimenticate, retroscena emersi solo decenni dopo e misteri ancora irrisolti, facendo rivivere le storie e la cultura, la musica e le idee che hanno segnato un’epoca.

 

Lucia

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