Roma: odi et amo

In questi giorni sono a Roma, sto frequentando il corso per diventare istruttrice di Gyrokinesis. Starò qui una decina di giorni, da sola, senza marito e senza figlio. Sola dopo tanto tempo.

Ammetto che la cosa non mi dispiace. Sì certo mi mancano molto Lorenzo de Hektor, ma ho tempo per pensare, per passeggiare, per farmi delle lunghe docce a fine giornata e per mettermi di nuovo la crema e lo smalto sulle unghie come non mi capitava da anni ormai.
Sono impegnata quasi tutto il giorno ed il corso è abbastanza impegnativo sia a livello fisico che mentale e mi godo veramente quel poco tempo libero che ho a fine giornata.

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fotografia di Alessandro Calvani

Essere di nuovo a Roma suscita in me parecchie sensazioni, molte piacevoli ed alcune tristi.
Ho vissuto a Roma per sei anni e sono stati anni importanti e fondamentali.
Per Roma è rimasto in me un rapporto di amore e odio perché mi ha regalato ricordi stupendi ma dopo sei anni vissuti qui non ce la facevo più: ero molto stanca di questa città.

A Roma ho iniziato il mio primo lavoro da ballerina ricordo l’emozione e la felicità di quando al mattino andavo a lavorare. Non pensavo ad altro, nella mia mente c’era solo la danza.

A Roma ho iniziato a mettere da parte i miei primi risparmi. A pagare i miei primi affitti e le mie prime bollette.

A Roma ho cambiato ben 4 appartamenti ma non ho mai vissuto da sola, sempre insieme ad altre persone perché i prezzi degli affitti qui sono una follia.

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fotografia di Alessandro Calvani

A Roma ho preso per la prima volta la metropolitana e in 6 anni l’ho presa migliaia di volte in tutti gli orari possibili. Al mattino quando dovevi sgomitare per poter entrare, alla sera quando ero distrutta e mi mettevo la sveglia perché sapevo che mi sarei addormentata.
A volte la metro si rompeva e ti facevano scendere. L’ho presa d’estate con un caldo incredibile e d’inverno con il riscaldamento al massimo.

A Roma, sulla Tuscolana (una strada super trafficata) ho fatto lezioni di guida ed ho preso la patente. Ho avuto la mia prima macchina: una Fiat 600 tutta scassata ma per me stupenda.

A Roma, al mattino, in macchina ci mettevamo un’ora per andare al lavoro perché era dall’altra parte della città.
Per non parlare di quando pioveva…

Ma a Roma tutte le mattine per andare al lavoro passavamo davanti alle Terme di Caracalla, al Circo Massimo e a Trastevere, ed era unico, magico ogni volta.

Il giorno di riposo prendevi la metro e potevi decidere se andare a Piazza di Spagna o al Colosseo piuttosto che a San Pietro.

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fotografia di Alessandro Calvani

La sera quando uscivi andavi a Campo dei Fiori e ovunque guardassi vedevi arte e bellezza.

A Roma ho conosciuto Hektor e da allora non ci siamo più lasciati, insieme abbiamo vissuto momenti speciali. Ricordo che una delle prime sere in cui uscivamo insieme mi regalò delle rose mentre passeggiavamo in piazza Navona.

A Roma ho frequentato un liceo serale e ogni sera, finite le lezioni, Hektor mi aspettava fuori dalla scuola per andare a casa insieme.

A Roma ho visto Hektor ballare al fianco di Roberto Bolle e Alessandra Ferri davanti a milioni di persone al Campidoglio.

Roma è confusionale e stupenda allo stesso tempo, è unica ed insopportabile, è magica e incasinata. È una città che ti rimane nel cuore e non puoi fare a meno di volerle bene nonostante tutti i suoi difetti.

Il libro che propongo oggi è un’avventura ambientata appunto a Roma ed è un libro di Niccolò Ammaniti intitolato “Che la festa cominci”, edito da Einaudi, 2015.

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Nel cuore di Roma, il palazzinaro Sasà Chiatti organizza nella sua nuova residenza di Villa Ada una festa che dovrà essere ricordata come il più grande evento mondano nella storia della nostra Repubblica. Tra cuochi bulgari, battitori neri reclutati alla stazione Termini, chirurghi estetici, attricette, calciatori, tigri, elefanti, il grande evento vedrà il noto scrittore Fabrizio Ciba e le Belve di Abaddon, una sgangherata setta satanica di Oriolo Romano, inghiottiti in un’avventura dove eroi e comparse daranno vita a una grandiosa e scatenata commedia umana. Ammaniti sa cogliere i vizi e le poche virtù della nostra epoca. E nel sorriso che non ci abbandona nel corso di tutta la lettura annegano ideali e sentimenti. E soli, alla fine, galleggiano i resti di una civiltà fatua e sfiancata. Incapace di prendere sul serio anche la propria rovina.

Lucia

 

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