Una vita di sacrifici… ma forse no.

I miei genitori mi hanno sempre sostenuto, appoggiato ed aiutato durante il percorso che ho fatto per diventare la ballerina professionista che sono ora.
Sono sempre stati presenti pur essendo completamente estranei a questo mondo (il mio papà è venuto a numerosi saggi di danza che duravano ore e ore solo per vedermi ballare tre minuti).
Mi hanno dato fiducia, hanno creduto nel sogno di un’adolescente di 14 anni. Ad un’unica grande condizione: finire gli studi e ottenere almeno il diploma scientifico… Ovviamente accettai, avrei fatto qualsiasi cosa a quei tempi pur di diventare una ballerina.

La questione non fu così semplice perché dovetti adattare i miei studi agli orari delle lezioni di danza che occupavano gran parte delle mie giornate.

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Il mio primo anno di liceo lo feci come una ragazza “normale” all’interno di una classe mentre dal secondo iniziai a frequentare una scuola privata perché al mattino andavo a danza e al pomeriggio a scuola.
Durante il terzo ed il quarto riuscii poi a rifrequentare un liceo scientifico, ma non più a Torino, a Firenze perché nel frattempo mi ero trasferita (da sola) a vivere là.
Il quinto anno lo feci in una scuola serale perché di nuovo le lezioni di danza erano al mattino. Durante il mio quinto anno iniziai a lavorare a Roma e quell’anno fui bocciata, non riuscii a passare la maturità.
Ci riprovai l’anno seguente e rifeci il quinto anno di liceo da privatista a Roma mentre già lavoravo e facevo tournée in tutta Italia e questa volta ci riuscii.

Non è stato per niente facile ma ce l’ho fatta: ricordo sveglie alle 5 del mattino per studiare per l’interrogazione, mangiare una cosa veloce presa al forno durante il tragitto liceo-scuola di danza, le domeniche passate a studiare perché così mi portavo avanti per la settimana e i compiti fatti tra una lezione di danza e l’altra e quando lavoravo a Roma mi portavo sempre i libri in tournée per studiare al mattino prima di andare in teatro.

Sembra un’adolescenza fatta di sacrifici e di solitudine ma in realtà se ripenso a quel periodo, sorrido, lo ricordo come un periodo felice, divertente, ero talmente determinata che per me quel modo di vivere era l’unico possibile.

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Ma non ho voluto scrivere questo per sentirmi un’eroina. Non sono né la prima nè l’ultima ad aver fatto questo tipo di scelte,  lo scrivo perché possa essere un consiglio, un esempio per quei genitori che devono fare delle scelte per i propri figli.

C’è una linea molto molto sottile tra l’essere una mamma presente e una mamma opprimente, la differenza penso stia nel riuscire a guardare ma non toccare, cercare di lasciare che i figli facciano le loro esperienze, i loro errori senza intervenire prima che questo accada e dare a loro i mezzi per potersela cavare da soli. Rendendoli così responsabili ed orgogliosi delle proprie scelte.

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Dategli fiducia, credete in loro, dite chiaramente quali sono le vostre condizioni, ma sosteneteli ed appoggiategli perché se quello è davvero il loro sogno faranno di tutto per ottenerlo, non vi deluderanno e in futuro ve ne saranno grati per sempre!

 

Il libro che ho letto questa estate che mi è piaciuto particolarmente e che consiglio si intitola “La simmetria dei desideri” di Eshkol Nevo, edito da BEAT, 2012.

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Yuval, Churchill, Ofir e Amichai sono quattro giovani di talento, ormai prossimi ai trent’anni, legati da una fraterna amicizia, iniziata ad Haifa, durante l’infanzia e l’adolescenza, e proseguita negli anni degli studi universitari e dell’addestramento militare a Tel Aviv.

Durante la finale dei Mondiali del 1998, Amichai ha un’idea stravagante: scrivere, su un bigliettino, un desiderio che ciascuno di loro vorrebbe realizzare negli anni a venire, per poi verificare, durante la finale dei prossimi Mondiali, se tutti siano riusciti a tramutare in realtà il proprio sogno.
Per ognuno di loro questo gioco, apparentemente leggero, cela qualcosa di più complesso.
Per Amichai, che ha già una famiglia, questa scommessa ha il sapore di nuovi orizzonti da scoprire.
Per Churchill, il più egocentrico del gruppo, è quasi una sfida da vincere a tutti i costi.
Per Ofir, il più timoroso del suo talento creativo, è una rivincita da cogliere senza esitazioni.
Per Yuval, invece, la voce narrante del romanzo, ciò che confida a quel fogliettino improvvisato è davvero l’aspirazione di una vita.
Tra sofferenza e speranza, Yuval affronterà quello che la sorte gli riserverà con tutto il coraggio che possiede, cercando di realizzare il suo unico grande sogno.

Un racconto toccante e commovente. Col suo stile delicatamente ironico e un incipit calcistico davvero originale, Eshkol Nevo riesce a condurre il lettore dentro le vite di quattro ragazzi come tanti che, per la personalità forte e l’indole curiosa che li contraddistinguono.
In questo contesto difficile è proprio la purezza dei desideri a colpire profondamente il lettore, il quale vive un processo di immedesimazione che va oltre il tempo e lo spazio in cui agiscono i protagonisti.

Lucia

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