Mamma mi racconti… ESTATE 2.0 settimana 06

Eccoci giunti al termine di questo viaggio estivo che ci ha tenuto compagnia per sei settimane: abbiamo incontrato testi nuovi legati al mondo delle mamme e dei papà, testi di qualche anno fa, ma comunque sempre interessanti, testi che hanno dato vita a film famosi, testi con personaggi stravaganti, originali, buffi e poi loro, le fotografie di Lucia che ci hanno fatto viaggiare nel tempo e nella fantasia attraverso il meraviglioso mondo della danza.

Al timone di questa nave io e Lucia abbiamo scoperto, ma anche ritrovato emozioni forti ed importanti dentro di noi, condividendole con voi durante questo viaggio estivo.

Con la speranza di avervi fatto compagnia e di avervi suscitato domande e riflessioni in merito a ciò che abbiamo affrontato, vi salutiamo con il riassunto di questa ultima settimana e ci auguriamo di ritrovarvi anche nell’autunno che presto arriverà…

Ecco il riassunto…

riassunto

 

“Di che colore è un bacio?” di di Rocio Bonilla, edito da Valentina Edizioni, 2017.

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Minimoni ama colorare! Dipinge coccinelle rosse, cieli blu e banane gialle… Ma non ha mai dipinto un bacio! Di che colore è un bacio? Rosso come gli spaghetti al pomodoro, verde come i coccodrilli, giallo come i girasoli, bianco come la neve? Com’è difficile dare un solo colore a un sentimento… forse perché ce ne vogliono tanti! L’autore ci racconta di emozioni, ma lo fa in modo originale: non le descrive attraverso gli stati d’animo della bambina protagonista, ma le trasforma in colori, oggetti o animali. In questo modo l’azzurro che può essere collegato al colore della tristezza assume un nuovo significato perché quando ci si tuffa in piscina o tra le onde del mare, la sensazione che si prova è di libertà e felicità. Allora tutto diventa soggettivo: il rosso può essere il colore della rabbia, ma anche dell’amore. Di che colore è un bacio resta quindi una domanda aperta a tante e possibili risposte… sta ad ognuno di noi trovare quella che più gli piace!

 

“Zeb e la scorta di baci” di Michel Gay, edito da Babalibri, 2012.

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Zeb è una piccola zebra in partenza per il campo estivo. E’ felice ed emozionato, come tutti i bimbi alle prese con le loro prime avventure, ma durante gli ultimi preparativi, improvvisamente, realizza che passare dei giorni fuori casa implica il dover dormire senza mamma e papà. Come si può stare senza i loro baci della buonanotte e del buongiorno? D’un tratto Zeb si sente molto triste e non è più così desideroso di andare in vacanza. Ecco che i genitori trovano una soluzione: ritagliano tanti fogliettini e su ciascuno stampano due bei baci, poi li ripiegano e li ripongono in una scatola di caramelle. Nei momenti di sconforto e nostalgia, o in caso di un po’ di paura, Zeb potrà tirar fuori un foglietto con i baci di mamma e papà e stamparli sulla guancia così sarà come riceverne uno vero! Durante il viaggio succede che anche gli amici di Zeb hanno nostalgia dei loro genitori; Zeb dimostra di essere molto generoso e condivide con i compagni l’intera scorta di baci! Al risveglio il viaggio è finito, dai finestrini si vede il mare e  le zebrotte non hanno più tempo per la nostalgia: devono correre a giocare!      Un albo che affronta con dolcezza il tema dell’autonomia emotiva dei bimbi: autonomia che va favorita attraverso la comprensione, la rassicurazione e l’incoraggiamento. Grazie a Zeb e alla sua storia i bambini possono avvicinarsi all’idea della condivisione, che non deve essere vista come privazione, bensì come arricchimento: la piccola zebra, dividendo i suoi baci, scoprirà di non averne più bisogno e non si sentirà per niente triste. Le illustrazioni dell’autore sono delicate e ci restituiscono una zebra che si avvicina molto ai nostri bimbi: colorate, dagli occhi molto dolci e con musi espressivi, queste zebre consentono una immediata immedesimazione da parte dei bambini.

 

 

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fotografia di Alessandro Calvani tratta da “Pression” di Mauro Bigonzetti

A volte la bellezza di una foto sta nella sua imperfezione. Un piccolissimo particolare, un dettaglio che la rende umana, vera, reale. Essa cattura quell’attimo che all’occhio umano il più delle volte sfugge e lo blocca per sempre. Per questo mi piace questa foto perché non siamo macchine e non siamo perfetti, ma è questo che ci rende così affascinanti.

 

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fotografia di Alessandro Calvani

Per quest’ ultima settimana ho scelto la foto dell’ultima posa del passo a due di Daniele Ardillo “Attendere prego”.
Il momento della nascita. Quel momento in cui vedi che è tutto a posto e ti rassereni. Uno di quei pochi istanti di felicità allo stato puro, di amore allo stato puro, che capitano nella vita. Quel secondo che passa prima di essere ricatapultata nella realtà in un’altra veste, quella di mamma. Una veste nuova, difficile e sconosciuta ma sicuramente avventurosa e ricca di soddisfazioni.

 

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fotografia di Alessandro Calvani

È come ultimissima foto di questa estate scelgo una foto dell’ultima creazione che è stata fatta per la Compagnia Aterballetto da Philippe Kratz, “Phoenix”.
Un pezzo ispirato alla leggenda della Fenice: sulla resilienza, ovvero sulla capacità di saper reagire in modo positivo alle avversità della vita. Comprendere che anche dai momenti negativi si può imparare qualcosa.
Un buon proposito per affrontare l’inizio della nuova stagione con ottimismo e positività!

 

“Avrò cura di te” di Massimo Gramellini e Chiara Gamberale, edito da Longanesi, 2014.

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Lei è una moltiplicatrice di dubbi, lui un produttore seriale di risposte; lei sta naufragando spinta dalla corrente delle emozioni, lui è la saggezza condensata dopo secoli di Storia. Loro sono Gioconda, detta Giò, e Filèmone, e sono i due protagonisti di questa storia, ma solo uno dei due è reale. Gioconda detta Giò ha trentacinque anni, una storia familiare complicata alle spalle, un’anima inquieta per vocazione o forse per necessità e un unico, grande amore: Leonardo. Che però l’ha abbandonata. Smarrita e disperata, si ritrova a vivere a casa dei suoi nonni, morti a distanza di pochi giorni e simbolo di un amore perfetto. La notte di San Valentino, Giò trova un biglietto che sua nonna aveva scritto all’angelo custode, per ringraziarlo. Con lo sconforto, ma anche il coraggio, di chi non ha niente da perdere, Giò ci prova: scrive anche lei al suo angelo. Che, incredibilmente, le risponde. E le fa una promessa: avrò cura di te. L’angelo ha un nome: Filemone, ha una storia. Soprattutto ha la capacità di comprendere Giò come Giò non si è mai compresa. Di ascoltarla come non si è mai ascoltata. Nasce così uno scambio intenso, divertente, divertito, commovente, che coinvolge anche le persone che circondano Giò. Uno scambio che indaga non solo le mancate ragioni di Giò: ma le mancate ragioni di ognuno di loro. Perché a ognuno di loro, grazie a Filemone, voce dell’interiorità prima che dell’aldilà, sia possibile silenziare la testa e l’istinto. Per ascoltare il cuore. Anche e soprattutto quando è chiamato a rispondere a prove complicate, come quella a cui sarà messa davanti Giò proprio dal suo fedele Filemone, in un finale che sembrerà confondere tutto. Ma a tutto darà un senso.

 

“Il giorno in più” di Fabio Volo, edito da Mondadori, 2008.

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Giacomo è un ragazzo la cui vita scorre sempre uguale: sveglia, caffè, tram, ufficio, palestra, qualche avventura amorosa, insomma, giornate sempre uguali, scandite da appuntamenti che, alla fine, si assomigliano tutti, persi nel cielo grigio di una metropoli che non sa più sorridere. Giacomo è una di quelle persone che non vanno a fondo della vita: non si pone troppe domande e si accontenta. Un giorno, però, Giacomo incontra sul tram una sconosciuta e se la ritrova davanti il giorno dopo, e quello dopo ancora, per mesi. Quell’incontro diventa per lui un appuntamento fisso, qualcosa a cui col tempo non vuole più rinunciare, ma lei deve andare a vivere in un’altra città. Giacomo prende così una decisione: basta vivere la vita in modo superficiale, accetta il rischio e decide di inseguirla. Con il suo stile scorrevole e il linguaggio semplice, Fabio Volo racconta una storia capace di coinvolgere, emozionare e lanciare anche qualche spunto di riflessione. L’incontro casuale di due ragazzi su un tram diventa l’occasione per parlare delle relazioni tra le donne e gli uomini e dell’amore; un amore che non vuol dire solo attrazione e passione, ma anche, e soprattutto, coraggio e spontaneità.

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