La finestra

Vi ricordate vero di Lorenzo Naia, in arte La Tata Maschio?!!

Poche settimane fa lo abbiamo potuto incontrare e conoscere meglio grazie ad una intervista qui nel blog (qui il link) nella quale ci ha rivelato una piccola anticipazione relativa al suo nuovo libro in uscita a maggio.

Nonostante non abbia ancora avuto la fortuna di poterlo conoscere di persona, sono affezionata a Lorenzo, nutro molta stima verso di lui, sia come persona che come professionista perciò non vedevo l’ora di scoprire il suo nuovo testo. Grazie alla casa editrice Verbavolant che mi ha gentilmente donato una copia, ho potuto avere tra le mani questo capolavoro praticamente “fresco di stampa”, perciò vorrei presentare anche a voi “La finestra”.

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In un libro sono tante le cose che possono colpire: le scelte stilistiche, quelle illustrative, oppure quelle più prettamente legate alle scelte materiche; nel caso di “La finestra” la prima cosa che a me personalmente ha colpito è stato l’odore, quell’odore di libro nuovo, intenso e a tratti inebriante, quell’odore che prelude a una nuova lettura, a una nuova storia.

In secondo luogo sono stata colpita dal formato dell’albo, dal materiale di cui è composto e dal carattere con cui è scritto: il libro si presenta come un rettangolo allungato con una vera e propria finestra sul frontespizio che dà sul personaggio principale della storia. Il materiale (che in un secondo momento ho scoperto essere “Carta materica” per la copertina e “Carta Arcoprint” per l’interno) ricorda vagamente alla carta da pacchi (quella marroncina da imballo, per capirci): che sia un pallido rimando alla vita come regalo da scartare?

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Addentrandoci all’interno del libro troviamo un’altra sorpresa: la scelta del font è insolita e particolare, oserei dire inusuale per un testo per bambini; non nego che il carattere utilizzato potrebbe creare qualche problema dato lo scarso spazio esistente tra una lettera e l’altra, ma credo che tutto possa essere ricondotto alla voglia di novità dal punto di vista grafico. Le parti scritte sono principalmente nere con alcuni elementi bianchi che vanno ad alternarsi al nero:  l’autore, attraverso una lettura selettiva, vuole puntare l’attenzione del lettore e far emergere determinate parti.

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Ora però andiamo al contenuto del libro: avete mai visto il film “La finestra sul cortile” di Alfred Hitchcock con i meravigliosi James Stewart e Grace Kelly? Beh, all’inizio pensavo di vederli spuntare da un momento all’altro e invece no, a far capolino dalla finestra, anziché il pluripremiato attore hollywoodiano, è un bambino, semplice, stilizzato, un bambino come tanti, un bimbo che passa la sua vita dietro ad una finestra, ad osservare ciò che circonda la sua casa. Immediatamente ci rendiamo conto del problema: il protagonista vede la vita, ma non la vive davvero. Espressioni come “quassù” oppure “qua in alto” non sono semplici indicazioni di dove si trova il protagonista rispetto al mondo che lo circonda, sono bensì ciò che sottolinea il suo distacco da tutto.

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Ecco che ad un certo punto qualcosa interrompe questa condizione: “di fronte” al protagonista abita un bambino come lui che però, rispetto a lui, “fa un sacco di cose” e il nostro amico lo sa bene, perché lo “osserva spesso“, mentre lui non lo guarda mai, perché è sempre indaffarato. A questo punto a fornire la scintilla del cambiamento al protagonista sarà un evento inaspettato: un blackout nel suo palazzo e la conseguente accensione di candele gli fornisce un’occasione preziosa per passare dal ruolo di osservatore a quello di osservato. Insomma, un evento improvviso rompe la routine, cambia lo scenario del reale e fa diventare possibile anche ciò che sembrava impossibile.

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Così i due bambini, tra saluti e sorrisi (tutto naturalmente dalla finestra) iniziano un processo che porterà ad un reciproco avvicinamento che consentirà al protagonista di passare da un atteggiamento passivo ad uno attivo nei confronti della vita: condividere le proprie fantasie con qualcuno, seppur da lontano, consente alle stesse di prendere forma concreta e di diventare parte di un percorso che non è più solo di uno, ma di entrambi.

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Al termine della lettura mi sono chiesta una cosa: siamo sicuri che la finestra guardi verso l’esterno? O piuttosto guarda verso l’interno del protagonista? Io propendo per la seconda opzione: il guardare l’esterno ha portato il nostro piccolo amico a confrontarsi con se stesso e con la propria vita, trovando là fuori la soluzione perché il quassù diventasse un qua dentro e il lui diventasse un noi.

Un’ultima osservazione va fatta in merito alle illustrazioni realizzate da Roberta Rossetti, illustratrice scelta ancora una volta da Lorenzo: trovo che si sposino perfettamente con il testo e, seppur stilizzate, rendono davvero molto bene l’espressività dei protagonisti, anche grazie alle variazioni cromatiche che, giocando con il bianco e il nero, riprendono quelle del testo, quasi come se ci fosse, anche qui, un gioco di luci ed ombre che danno vita a grafiche particolari e ben pensate.

Ancora una volta Lorenzo ha fatto centro con questo suo nuovo testo: come ho già sottolineato in altre occasioni, attraverso uno stile di scrittura chiaro, efficace e vicino ai bambini (ma non per questo banale), Lorenzo riesce a raccontare storie dai temi profondi e delicati facendo emergere la sua preziosa sensibilità e professionalità.

Molti di noi si possono ritrovare nel bambino alla finestra che preferisce osservare da lontano la vita piuttosto che viverla, ma l’importante è riuscire a sfruttare il proprio “blackout” che ci darà la spinta per cambiare e vedere la vita sotto un’altra luce!

“La finestra” di Lorenzo Naia, illustrato da Roberta Rossetti, edito da Verbavolant Edizioni, 2017.

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