Versatili sì, ma con calma…

Una parola di cui si parla spesso di questi tempi è versatilità.
Bisogna essere versatili, adattabili ad ogni cambiamento nel minor tempo possibile.
Se rimani indietro sei fregato nella vita come nel lavoro.

Così anche nella danza è diventato importante saper fare di tutto un po’.
Al ballerino viene richiesto di saper fare più stili, saper passare da un coreografo che fa uno stile più classico piuttosto che teatrale ad uno più fisico o contemporaneo alla velocità di uno schiocco di dita.
Tutto ciò è stupendo, fantastico, è super stimolante per un artista aver sempre cose nuove da imparare.
Per un ballerino avere la possibilità di provare, sperimentare cose nuove è una dipendenza, l’ unico modo forse per non spegnere la passione.

Ma ( perché c’è sempre un ma) per fare ciò bisogna averne il tempo.
Bisognerebbe avere la possibilità di approfondire, dare il tempo al ballerino di fare suo quel determinato stile, di digerirlo, perché se no c’è il rischio di diventare superficiali, di perderne quella qualità a cui tanto si aspira.

Penso che strada facendo sia nella danza come nella quotidianità si stia lasciando da parte l’approfondimento delle cose per aumentarne invece la quantità o forse, è solamente cambiato il modo in cui bisognerebbe affrontare tutto ciò ed io non sono stata abbastanza veloce per coglierlo.
Sta di fatto che la quotidianità e il mio lavoro mi richiedono sempre di più di essere veloce, multitasking, con il rischio (forse non vale per tutti) di non riuscire assaporarne più il vero gusto, di non gustare l’essenza delle cose.

Ogni inverno a Natale, con tutta la mia famiglia, andiamo una decina di giorni in montagna. La montagna quella vera. Dove ancora il tempo va piano, dove si ha il tempo di assaporare le giornate, di riflettere, di soffermarsi. Dove le giornate tornano a guadagnare il loro valore e vengono apprezzate per la qualità che meritano. Dove si cammina, si legge e si cucina con calma e serenità. Dove si ha il tempo di confrontarsi, a volte di discutere, ma anche di riappacificarsi.

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Ecco ogni tanto sento il bisogno di prendermi del tempo per approfondire, per non farmi scappare tutto troppo velocemente da sotto il naso.
Quindi durante il resto dell’ anno, quando non posso andare a rifugiarmi in montagna, mi rifugio nella mia oretta di GYROTONIC ®. Diciamo la mia ora di pausa.
Perché al GYRTONIC® bisogna dedicare del tempo per capirlo, per sentirne il beneficio.
Non è come un’ora di palestra in cui fai degli esercizi pensando alla spesa che dovrai fare più tardi, ti ci devi dedicare. Richiede impegno e concentrazione ma, come per ogni cosa per cui bisogna faticare, il risultato finale è molto ma molto più soddisfacente e soprattutto di… qualità!

Il romanzo che propongo oggi si intitola “Le otto Montagne” di Paolo Cagnetti (edito da Einaudi, 2016) che ambienta questo potentissimo romanzo tra le montagne tra una baita una vetta.

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All’inizio della storia c’è Pietro, ragazzino di città, i cui genitori sono legati da sempre alla montagna. Ci sono nati (in quella veneta) e ci si rifugiano sempre, quando possibile, ovunque si trovino. Quando scoprono il paesino di Grana, ai piedi del Monte Rosa, sanno di essere tornati a casa. Affittano una piccola baita per l’estate e Pietro fa amicizia con un ragazzo del posto, Bruno, con il quale si dedica a esplorazioni e gite avventurose tra torrenti e resti di case abbandonate. Le camminate assieme al padre, invece, diventano l’appuntamento fisso del weekend, quando il genitore sale dalla città per rifugiarsi tra le montagne.

E da qui inizia un percorso di crescita e maturazione, con tutti gli annessi e connessi del rapporto padre-figlio. Una vera e propria “educazione”: perché la montagna è un sapere, un vero e proprio modo di respirare.

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“La montagna non è solo neve e dirupi, creste, torrenti, laghi, pascoli. La montagna è un modo di vivere la vita. Un passo davanti all’altro, silenzio, tempo e misura”.

Lucia

 

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4 thoughts on “Versatili sì, ma con calma…

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