Dolce far niente…

“Mammaaaa, mi annoio!”

Quante volte capita di sentirci dire questa frase dai nostri bambini?! Diverse credo… Ed ecco che all’udire di queste poche parole scatta automaticamente il senso di colpa di noi grandi e così spremiamo il nostro cervello in cerca di idee e cominciamo a inventarci i giochi più creativi e le proposte più particolari da proporre ai nostri bambini per non farli annoiare.

Ma la noia è veramente una “cosa” da sconfiggere? La noia spesso viene considerata l’incubo dei bambini ed il terrore degli adulti, una parola che ci mette in allarme e ci spaventa perché nessuno vuole che i propri figli si annoino, anzi devono essere sempre attivi e impegnati in qualcosa ed è nostro compito tenere viva la loro attività cognitiva.

Ma è davvero così che devono andare le cose? Dobbiamo veramente scervellarci per non far annoiare i nostri bambini?

Oggi giorno si sta riflettendo molto sul tema della noia nei bambini e numerosi psicologi si sono espressi in merito: la società odierna ci costringe quotidianamente ad imbatterci in molteplici input, rendendo così le nostre giornate piene, o come dicono quelli che se intendono (forse), “full”: tutto il nostro tempo è scandito da lavoro, famiglia, commissioni varie ed eventualmente sport/hobby. Viviamo nella frenesia continua e il tempo per fermarsi è sempre più ridotto e, spesso, se non abbiamo nulla da fare, ci sentiamo addirittura persi e spaesati.

I bambini vivono insieme a noi questa quotidianità senza pause e spesso noi adulti ci dimentichiamo che loro hanno ritmi e tempi differenti dai nostri: ai bambini serve un tempo ed uno spazio per riflettere e rielaborare ciò che gli è accaduto. Ecco che allora la noia ci viene in aiuto: di fronte ad una situazione noiosa, il bambino si trova faccia a faccia con se stesso, è quasi costretto a fermarsi ed è proprio in quel momento che scatta la sua capacità di inventare giochi e attività in completa autonomia.

La noia non è da considerare perciò tempo perso, bensì una vera e propria risorsa per i nostri bambini: se l’adulto non anticipa e non si sostituisce al bambino, egli, lasciato libero, riuscirà a trovare da solo la strada verso la “non noia” attivando così la creatività e la fantasia che gli appartiene.

Come si può intuire, il testo di oggi ha come tematica principale la noia, cercando di far  scoprire l’importanza dell’annoiarsi e di come essa possa diventare motore per scoperte e approfondimenti legati a sentimenti profondi.

Ogni volta che mi trovo a dover raccontare uno dei suoi testi provo un po’ di timore reverenziale: lei, senza dubbio una delle mie autrici preferite, merita riflessioni profonde, non banali e che rendano giustizia ai suoi capolavori ricchi di sensibilità e di meraviglia.

L’autrice del testo di oggi è, infatti, Beatrice Alemagna che con “Un grande giorno di niente” ci farà riflettere sulla noia, ma non solo, ci porterà alla scoperta delle piccole cose a volte un po’ nascoste e sottovalutate.

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Cliccando su questo link potete trovare il bellissimo racconto di Beatrice Alemagna (qui la mia intervista a lei), dove si lascia andare a qualche curiosità e ci svela qualche piccolo aneddoto relativo a questo meraviglioso testo.

Protagonista della storia è un bambino, il cui nome non viene citato, che si reca insieme alla mamma nella loro solita casa di vacanza, con la solita foresta e la solita pioggia. Questa è una casa isolata dal mondo, dove gli unici svaghi sono un videogioco e una mamma silenziosa che scrive per ore davanti al computer. Il bambino per fuggire dal suo stato di insofferenza, noia e, probabilmente, di rabbia decide di uscire fuori nonostante la pioggia, senza saper bene cosa fare. Ecco che da un oggetto smarrito inizia un’avventura imprevista nel bosco, fatta di scoperte e di incontri inimmaginabili da parte del bambino, che si concluderà con un momento di forte vicinanza, forse un po’ perduta, con la madre.

Beatrice sceglie di raccontare la storia in prima persona: il bambino protagonista si apre al lettore in una condizione di intimità con l’intento di farsi ascoltare e farsi comprendere nel profondo. La storia è semplice e molto attuale, ma allo stesso tempo molto profonda e in certi tratti direi sottile: oggigiorno molti bambini vivono gli stessi sentimenti del protagonista (l’annoiarsi, una mamma che lavora tanto, probabilmente un papà assente e un videogioco come passatempo) e per questo possono identificarsi in lui e comprendere maggiormente il messaggio del testo.

Attraverso questo racconto possiamo riscoprire la bellezza e l’importanza delle piccole cose grazie alla noia: una giornata che inizia come tante altre e che sembra non porti a niente di nuovo, si può trasformare in una sorprendente avventura. La pioggia, il fango, i sassi, gli insetti ci fanno dimenticare i giochi elettronici poveri di fantasia e si fanno strada dentro di noi diventando tesori da scoprire.

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Un grande giorno di niente può trasformarsi in un grande giorno di tutto dove la noia origina idee, sogni, consente un confronto profondo con noi stessi, con le nostre emozioni e i nostri pensieri più intimi, ma ci porta anche ad un contatto col mondo esterno, trasformando ciò che era tristezza in curiosità e meraviglia.

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Il testo si conclude poi con un momento molto intimo tra madre e figlio: un rapporto non proprio sereno che trova un tempo e un luogo per ritrovarsi e per condividere, anche se in silenzio, gesti e sguardi molto intensi.

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Per quanto riguarda l’aspetto grafico, “Un grande giorno di niente” si presenta con un formato quasi A4, con copertina rigida e cartonata e, al suo interno, con pagine di carta spessa opaca.

Le illustrazioni di Beatrice Alemagna, inulte dirlo, sono straordinarie e in totale fusione con il racconto, non solo a livello grafico, poichè occupano l’intera pagina, ma anche a livello di contenuto poichè vanno a completare e arricchire le parole dell’autrice.

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Il bambino protagonista è caratterizzato da un paio di occhiali molto grandi e da una mantellina arancione acceso e chi ha letto il testo precedente di Beatrice “Cicciapelliccia” non può non aver notato una scelta comune: entrambi i protagonisti hanno un elemento caratterizzato da colore acceso che li definisce nell’immediato. Credo che un po’ di Eddie ci sia anche nel protagonista di questa storia: trovo diverse affinità e somiglianze sia dal punto di vista grafico che nella tipologia di personaggio.

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In generale, le illustrazioni di questo albo sono caratterizzate da colori scuri: grigio, verde, marrone e rosso prevalgono in quasi tutte le tavole di Beatrice, cosa che consente all’arancione di spiccare maggiormente.

Per quanto riguarda l’espressività dei personaggi, Beatrice si rivela ancora una volta essere una maestra: tratti semplici e ben definiti, consentono comunque, attraverso espressività molto accentuate, di far emergere i caratteri e i sentimenti dei personaggi. Anche l’aspetto dinamico del bambino (soprattutto nella parte più avventurosa) viene restituito egregiamente attraverso illustrazioni che mettono in evidenza i suoi gesti e i suoi movimenti legati all’esplorazione col corpo.

Un testo davvero straordinario, profondo, sensibile, ma allo stesso tempo molto attuale che lascia spazio a tante riflessioni e domande! Beatrice Alemagna: un nome una garanzia!

 

“Un grande giorno di niente” di Beatrice Alemagna, ed. Topipittori, 2016.

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