Ballare o allattare? Questo è il problema!

Quando decisi di avere un bambino ero anche fermamente decisa di voler continuare a ballare. Avevo 30 anni ed ero in forma, avevo raggiunto una maturità tale per cui affrontavo la danza e il mio lavoro con serenità e piacere ( non è sempre stato così!).

Il nostro lavoro però è considerato a rischio e  una volta che decidi di rendere “pubblica” la tua gravidanza, automaticamente entri in maternità anticipata. Per la maggior parte delle persone questo potrebbe sembrare un privilegio.

Chi non vorrebbe stare per 7 mesi a mangiare e dormire, guardare serie TV e leggere libri?

Per una ballerina invece è una tortura perché  vuol dire perdere tono muscolare, elasticità e, una volta partorito, una fatica immane per tornare in forma velocemente. Allora cercai, finché la pancia me lo permise, di continuare ad allenarmi, un po’ di lezione, un po’ di piscina e un po’ del mio amato Gyrotonic ma nonostante ciò presi 18 kili!!

Fu una gravidanza tutto sommato molto serena, senza complicazioni e Lorenzo nacque con parto naturale puntualissimo il giorno della scadenza, 25 maggio.

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foto di Alessandro Calvani

Avevo tre mesi di tempo per tornare ad una forma fisica decente e organizzare la mia nuova vita perché il primo settembre sarei tornata al lavoro.

E così, tra una poppata e l’ altra, tra un pianto e l’ altro (ogni tanto mio ed ogni tanto di Lorenzo…) facevo una corsetta, qualche addominale e un po’ di stretching. Arrivai a settembre con ancora tre kili da perdere e una schiena che non si piegava più come una volta ma, come ho detto all’inizio, ero fermamente decisa a voler ballare ancora!

La difficoltà più grande con cui dovetti fare i conti però fu l’allattamento perché si, volevo ANCHE continuare ad allattare. E allora iniziai con tiralatte, vasetti, sterilizzatori e chi più ne ha più ne metta. Mi tiravo il latte in camerino tra una prova e l’altra o la sera prima di andare a dormire.

allattamento

E se il latte non è abbastanza? 

E se mi metto a dieta, il latte sarà meno nutriente?

Ma se mi stanco troppo il latte andrà via? 

Queste le domande che mi facevo in continuazione e resistetti per un mese e mezzo, poi cedetti.

Una cosa tanto bella come allattare il proprio bimbo, quel momento così intimo e naturale era diventato uno stress e allora tra mille sensi di colpa e pianti decisi di provare il latte in polvere. Quindi si, per la danza e per il mio lavoro dovetti rinunciare ad allattare.

Ma a Lorenzo il cambiamento non fece né caldo né freddo, io ero più tranquilla, senza l’ansia che non avesse abbastanza da mangiare ed  inoltre da lì ad un mese avrebbe iniziato lo svezzamento. L’avevo allattato  per 4 mesi e mezzo.

Di sacrifici per il mio lavoro ne ho fatti parecchi ma non ho rimpianti, forse qualche scelta sbagliata, ma non rimpianti. Ho la fortuna di fare una lavoro che ho scelto e che amo e questo mi ha aiutato parecchio a superare le difficoltà che ho incontrato lungo la strada!

Appena nato Lorenzo lessi “Il linguaggio segreto dei neonati” di Tracy Hogg .Un libro che risponde alle mille domande che una mamma si pone ogni giorno.

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“Il linguaggio segreto dei neonati” di Tracy Hogg, Mondadori, 2004

Tracy insegna a distinguere il linguaggio del neonato attraverso i tipi di pianto e ad interpretare i movimenti  del corpo. Attraverso storie ed esempi concreti aiuta i neo genitori ad esaudire i desideri del proprio bimbo ed a raggiungerlo nel suo mondo misterioso.

Ovviamente quelle di Tracy non sono verità assolute, io stessa non ho condiviso alcune delle sue teorie ma è una lettura piacevole che sento di consigliare in un periodo così intenso come quello subito dopo la nascita del bambino.

Da leggere anche solo per curiosità.

Lucia

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