Ricordi di storie…

In questi giorni, sollecitata dalla particolare ricorrenza odierna, mi sono spesso interrogata sul significato che ha per me il termine “memoria”. Ai tempi della scuola la memoria era ciò che ci aiutava ad imparare le poesie, le formule matematiche, i nomi delle ossa umane, i verbi in una lingua straniera, insomma era la nostra compagna fondamentale tra i banchi. Oggi come mamma, ma anche come moglie e insegnante mi trovo nuovamente a dover fare i conti con questa entità astratta che mi aiuta tutti i giorni coi mille appuntamenti da ricordare, da mettere in fila e con le tante faccende da sbrigare che fanno parte della quotidianità; insomma per tutto l’arco della nostra vita la memoria è una compagna importante ed indispensabile.

La memoria ci aiuta a ricordare e il ricordo giunge spesso insieme ad un racconto, al racconto di un fatto, di una sensazione, di una storia… oggi allora vorrei proprio scrivere di questo, del racconto, del raccontare, soprattutto del raccontare storie.

Un paio di domeniche fa con la mia famiglia ho avuto la fortuna di assistere ad uno spettacolo teatrale davvero notevole messo in scena dal “TeatrO dell’Orsa” (quindi parliamo della straordinaria Monica Morini affiancata da Bernardino Bonzani e Franco Tanzi) intitolato “A ritrovar le storie”, uno spettacolo ispirato all’omonimo libro realizzato da Annamaria Gozzi e Monica Morini con illustrazioni di Daniela Iride Murgia, libro che è stato tra i finalisti del Premio Andersen nel 2015. Lo spettacolo metteva in scena in maniera sublime e accattivante alcune di quelle storie popolari che abitano tutto il mondo: fiabe, racconti, fole e filastrocche che si sono tramandate per secoli e che sono giunte fino a noi.

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Il testo, così come lo spettacolo teatrale, è ambientato nel paese di Tarot, un paese dove “le parole si sono rimpicciolite, le storie si sono accorciate, le bocche sono mute.”, insomma nessuno più racconta, nessuno più tramanda storie. Un giorno però arriva, da molto lontano, un Saltimbanco con la sua Oca: egli ha con sé un carretto bislacco, capace di riaccendere il fuoco sopito della memoria, aiutando così il paese muto a ritrovar le storie.
La prima parola che campeggia sul carretto è bicicletta, una parola bella, rotonda e sarà questa che attrarrà una donna che, all’improvviso, inizierà a ricordare e a lei farà eco un bambino, seguito poi da un anziano signore e tutti insieme ripopoleranno Tarot con memorie e storie che sembravano perdute.

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Ecco che allora, grazie alla memoria, si fanno strada parole, alcune più profonde come morte e paura, e altre più “leggere” come animali e giochi che ritrovano il loro sentiero dentro a storie nascoste, dentro i ricordi, ognuna particolare, speciale e carica di emozioni.

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In “A ritrovar le storie” Monica Morini, attrice e fondatrice del TeatrO dell’Orsa e Annamaria Gozzi, che si è dedicata al recupero di memorie e storie, ci pongono davanti a quello che si può a buon diritto definire un racconto di racconti e, devo dire, riescono perfettamente nel loro intento, solleticando la memoria del lettore e facendo affiorare nuove storie… “Conta che ti conto la vita si racconta”.

L’albo si conclude con un gioco dell’oca (gioco anch’esso di antica memoria) definito “Il Gioco del paese di Tarot”: in ogni casella è scritta una delle “parole chiave” che compaiono sul carretto del Saltimbanco e ognuna di esse invita i giocatori a raccontare un episodio della propria vita, a condividere con gli altri giocatori una propria storia.IMG_8121.JPG

Le illustrazioni di Daniela Iride Murgia sono molto particolari e coinvolgenti: realizzate con pastelli colorati, con qualche dettaglio collage e con una alternanza di tonalità calde e fredde, si sposano perfettamente con lo scritto e contribuiscono a calare ancor di più il lettore nelle storie e nell’atmosfera che da esse scaturisce.

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Oggi come oggi in un mondo fatto di fretta, di tempi e spazi contingentati, un mondo in cui a farla da padrone è la brevità, la sintesi ad ogni costo, dove “ti voglio bene, è diventato t.v.b.” non c’è più spazio per le storie, non c’è più tempo per ricordare, per la memoria. Ecco che allora il nostro ruolo di genitori diventa importante anche da questo punto di vista: insegniamo ai nostri figli il piacere del racconto, il piacere di ritrovar le storie e quello di ascoltarle e di imparare da esse.

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Cosa sarebbe stata la mia infanzia senza le storie che fortunatamente ho ascoltato dalla mia zia, dai miei nonni o senza gli aneddoti dei miei genitori? Cosa sarebbe la vita di Emma senza le storie che fin dalla più tenera età io e mio marito ci siamo impegnati (senza alcuno sforzo ad onor del vero) a raccontarle prima del sonno? Le storie sono esse stesse vita, il racconto è esso stesso parte dell’uomo e, in fondo, se “Mamma, mi racconti” è nato è proprio per questo motivo.

A conclusione, vi lascio un video tratto dallo spettacolo “A Ritrovar le Storie” per poterne così assaporare la sensibilità, la profondità e la bellezza.

 

 

“A Ritrovar le Storie” di Annamaria Gozzi e Monica Morini, ill. Daniela Iride Murgia, Edizioni Corsare, 2014

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