Mi piace… un papà autunnale!

Chi mi conosce bene sa quanto poco mi piacciano le stagioni fredde: le giornate spesso piovose e nebbiose, il buio che bussa alla finestra verso le 17 (quando va bene) e la continua sensazione di freddo che penetra nelle ossa e che ti accompagna fino alla doccia bollente, anzi direi ustionante, della sera, mi infastidiscono molto e mi rendono spesso di cattivo umore.

Una cosa però la devo ammettere: la meraviglia e la straordinarietà della natura nel periodo autunnale credo non abbia paragoni. Ogni albero offre agli occhi un dipinto unico e inimitabile e anche una persona poco amante delle stagioni fredde come me non può che lasciarsi affascinare da tanta bellezza. Ogni giorno una trasformazione, ogni giorno un mutamento, ogni giorno un dono che la natura offre a grandi e piccoli senza distinzione.

Se poi ci si mette anche il sole ecco che il quadro è completo: con il suo bagliore autunnale, consente ai colori di emergere, di brillare ancora di più ed ogni più sottile e impercettibile sfumatura può finalmente emergere e arricchire lo sguardo e il cuore di noi tutti.

Credo che l’autunno sia la stagione per eccellenza della lentezza: è il tempo del riposo per alcuni animali, è il tempo del cambiamento per tutta la natura intorno a noi; l’autunno è anche il tempo delle domande, il tempo di conoscere e capire. E’ grazie a questa gradualità e lentezza che ci si può soffermare maggiormente su ciò che ci circonda: allargare lo sguardo ci consente di leggere la natura, ma anche noi stessi.

Il testo di oggi cade a pennello: uscito da pochissimi giorni, “Chiedimi cosa mi piace” di Bernard Waber, illustrato da Suzy Lee, edito da Terre di Mezzo, ci racconta la storia di un padre e di una figlia che, in uno splendido pomeriggio d’autunno, decidono di uscire per fare una passeggiata nel parco; una giornata ordinaria che diventa un momento unico e prezioso.img_7850

La storia è semplice, ma estremamente dolce e, ne sono sicura, farà innamorare dell’autunno chiunque la legga; questo è un racconto che vuole celebrare le piccole meraviglie quotidiane ed il legame tra un papà e la sua bambina.

Normalmente la mia presentazione parte dal contenuto del testo e dal tema che vuole affrontare, oggi invece vorrei partire dalle illustrazioni poiché credo siano il punto forte di questo albo meraviglioso. La prima cosa che mi ha colpito, infatti, sono state proprio queste e, in modo particolare, la copertina: spesso le mie scelte sono influenzate dalla copertina e anche questa volta è stato così, d’altro canto stiamo parlando di Suzy Lee, autrice ed illustratrice del famosissimo testo “L’onda”, e da lei non potevamo che aspettarci un capolavoro.

In questo testo possiamo ritrovare perfettamente Suzy Lee con il suo stile ben riconoscibile e dove molti aspetti che caratterizzavano altre sue opere vengono riproposti. L’esempio che salta immediatamente all’occhio è la bambina: se osserviamo la bambina de “L’onda” o di “Mirror” o dell'”Ombra” possiamo ritrovare in pieno la protagonista di questo testo.  Il personaggio è semplice ed essenziale, disegnato a matita con carboncino nero e con solo un elemento rosso che spicca (la giacca) e, mediante le posture e i gesti, rimanda ad un carattere energico e dinamico della bambina.

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Partiamo dai colori: rosso, arancione, giallo, in quanto colori tipici dell’autunno, dominano incontrastati in tutto il testo, forse anche per richiamare il calore e la bontà del rapporto tra i due personaggi della storia: senza i colori forse la forza del testo non affiorerebbe e non avrebbe la stessa valenza, senza colori così pervasivi forse non si percepirebbe così lentamente il calore del rapporto tra il papà e la figlia, senza i colori forse alcune domande non sarebbero nemmeno affiorate sulle labbra della protagonista.

Insomma: credo che la caratteristica principale e anche il punto di forza di questo testo sia proprio legata alla capacità dell’autore (Bernard Waber, autore scomparso recentemente e molto conosciuto negli Stati Uniti) e dell’illustratrice di unire parole e immagini: è una relazione strettissima dove i disegni vanno a sostenere, completare e arricchire le parti scritte, creando una completezza strepitosa.

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Una particolarità: per le parti scritte vengono utilizzati due colori, il nero per le parole della bambina, mentre l’azzurro scuro per quelle del papà.

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Passando al testo, mi sono interrogata più volte sul perché della scelta dell’autunno e di un papà come co-protagonista e non di una mamma.

Forse le risposta sta proprio nella lentezza e nella quiete dell’autunno: un papà sempre indaffarato, sempre occupato da un lavoro che non gli concede un attimo di requie, decide di fermarsi e di dedicare un pomeriggio a sua figlia che, approfittando della situazione e di quell’alone di tuttologia che, diciamocelo, avvolge tanti papà, lo tempesta di domande, spinta dal desiderio di sapere tutto e subito prima che il papà venga riassorbito di nuovo dalle sue cose, prima che l’autunno lasci il posto all’inverno. Un papà che sta al gioco della bambina, asseconda e non si sottrae alle sue richieste, non la contraddice, anzi, le risponde ogni volta con sicurezza e prontezza.

Una cosa è certa: è la bambina che conduce il gioco sia a livello verbale, come detto in precedenza, che non verbale. La dinamicità della protagonista è ben visibile e si può percepire molto bene dalle illustrazioni ed è lei a guidare la passeggiata, mentre il papà, seppur partecipando in modo attivo, è sempre un passo indietro a lei, pronto a sostenerla e  ad incoraggiare le sue ricerche.

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E’ dolce e rinfrancante vedere come il rapporto di complicità e la tenerezza tra questo papà e la sua bimba crescano di pagina in pagina, toccando l’apice proprio nel momento forse più difficile e più doloroso nella giornata di un bambino: il momento del sonno notturno, del distacco, anche se momentaneo, dagli affetti.

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Mi piace pensare che, una volta chiusa la porta della camera, il papà si sia poi messo comodo sul divano insieme alla mamma e abbia raccontato questo pomeriggio anche a lei, perché, in qualche modo, anche per lui è stato speciale, è stato un momento di lentezza, un momento per riabbracciare il suo io di bambino sentendosi però, nel contempo, un papà al 100%, un papà “slow” come dicono oggi quelli che se ne intendono, un papà autunnale e, sono sicura, che a chi gli avesse domandato “Cosa ti piace?”, avrebbe senz’altro risposto “Un pomeriggio d’autunno con mia figlia”.

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Vi lascio, infine, il link alla pagina di Suzy Lee, molto interessante da visitare per approfondimenti su questa autrice/illustratrice e suoi suoi testi: suzyleebooks

 

“Chiedimi cosa mi piace” di Bernard Waber, illustrato da Suzy Lee, ed. Terre di Mezzo Editore, 2016.

 

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