C’era una volta… Cappuccetto rosso

Siamo onesti… chi di noi non ha mai pensato che le fiabe classiche siano un tantino troppo schiette e brusche. E chissà quante volte ci siamo domandati noi genitori se fosse giusto raccontarle a bambini piccoli. Come si può raccontare una fiaba in cui una bambina viene mandata sola nel bosco e che viene poi inghiottita da un lupo insieme alla nonna? E poi come è possibile che un cacciatore riesca a tagliare la pancia di un lupo senza che lui se ne accorga e reagisca? E ancora come può un padre abbandonare nella notte i suoi figli nel bosco? Beh, con tutta franchezza, anche a me sono sorte tante domande in merito e credo che sia lecito e doveroso riflettere su questo argomento e fare chiarezza.

Nel leggere e proporre fiabe ai bambini e ai ragazzi non dobbiamo mai dimenticare la loro origine: la fiaba classica, infatti, nasce come narrazione in forma orale ed era rivolta agli adulti, nonostante l’uditorio fosse composto anche da bambini e da ragazzi.

Nelle fiabe classiche possiamo trovare un’infinità di storie molto diverse tra loro per le tematiche affrontate, ma grazie alla presenza di elementi comuni, ben definiti e ricorrenti la fiaba assume una funzione terapeutico-catartica: il bambino, infatti, nell’incontrare personaggi particolari (orchi, draghi, lupi, streghe, briganti, giganti, mostri) che incarnano gli aspetti negativi della vita, ha la possibilità di identificarsi in essi. In questo modo, egli esprime esterna e proietta su questi le proprie paure, ansie e sentimenti; nel momento in cui questi stati interiori si oggettivizzano e vengono vissuti nella fantasia, il bambino riesce a liberarsi da essi e a sentirsi quindi più sereno.

In sintesi: ascoltando le fiabe il bambino impara gradualmente a misurarsi con se stesso, le proprie paure e a saperle piano piano controllare e superare serenamente.

Non dimentichiamoci, infine, che il fulcro delle fiabe classiche è la trasmissione di valori e insegnamenti di vita: i messaggi impliciti del racconto fiabesco soddisfano anche il bisogno di educazione morale dei bambini. La necessità di capire che cosa sia giusto o sbagliato, lecito o illecito, non attraverso concetti astratti, ma mediante l’accostamento ad una realtà comprensibile e facilmente riconoscibile.

Ultimamente le fiabe classiche sembrano quasi spaventare il genitore che si trova indeciso se leggere al proprio figlio la storia così come essa è oppure se ricorrere a versioni rivisitate. Ecco allora che ci troviamo davanti ad un panorama sempre più vasto e ricco di versioni trasformate delle fiabe dove i personaggi assumono ruoli differenti e dove anche il testo viene rivisto.

Dopo questo inciso molto lungo, vorrei esprimere quello che è il mio pensiero: credo che sia importante la contemporaneità delle varie tipologie di letture perciò, se da un lato le fiabe classiche devono far parte del patrimonio letterario del bambino, per le motivazioni sopra elencate, dall’altro credo che anche le versioni rivisitate abbiano un loro grande e importante valore poichè offrono al bambino la possibilità di vivere la storia da un altro punto di vista, stimolando così la loro fantasia e creatività.

Quindi sì ai lupi che ingoiano bambini e nonnine perché alla fine fanno un brutta fine, ma sì anche ai lupi che non sono poi così malvagi e che, anzi, hanno timore dei bambini. La ricchezza credo che sia racchiusa nella varietà, nella diversità e nella potenzialità di ogni singola storia.

Il testo di cui vorrei parlare oggi è una sorta di via di mezzo tra la fiaba classica e una rivisitazione ed è proprio per questo motivo che adoro “Cappuccetto rosso” di Massimiliano Frezzato, edito da Lavieri.

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Quando ho scoperto “Cappuccetto rosso” ero alla ricerca di una versione che fosse fedele all’originale, ma che avesse allo stesso tempo un pizzico di originalità; tutti, infatti, conoscono la storia di Cappuccetto rosso perciò volevo scoprire un testo che sapesse restituire la tradizione, ma con elementi nuovi e differenti dal classico. Devo ammettere che Massimiliano Frezzato mi ha subito conquistata proprio perché è riuscito ad intrecciare questi due aspetti.

Non mi soffermerò, quindi, sulla trama e sul valore che vuole trasmettere questo testo poiché non varia rispetto alla versione classica, ma vorrei invece porre l’accento su ciò che, a mio avviso, rende questo testo davvero interessante e particolare.

Massimiliano Frezzato ci propone una versione di Cappuccetto Rosso, diciamo così, arricchita: la struttura narrativa rispecchia quella classica, ma viene completata e rivista attraverso piccole aggiunte che sono ben riconoscibili poiché scritte con un colore differente dal resto del testo. Sta, quindi, al lettore scegliere se includerle nel racconto, introducendo aspetti mai svelati e poco noti, oppure se saltarle dandone così una versione più classica.

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Gli elementi aggiuntivi sono molto interessanti, in quanto, mantenendo una certa ironia e leggerezza, vanno come a svelare e a rispondere ad alcuni interrogativi che possono emergere dalla lettura classica. Ad esempio, sappiamo bene che Cappuccetto Rosso non è il nome proprio della bambina protagonista, ma nessuno sa quale esso sia: l’autore ci svela finalmente il vero nome che è Matilda.

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Oltre al formato del testo che si presenta molto maneggevole poiché di dimensioni non troppo grandi, un aspetto che mi ha immediatamente colpito riguarda le illustrazioni: credo che i disegni, sempre realizzati da Massimiliano, siano davvero il punto di forza del testo. Ogni singola illustrazione sembra una piccola opera d’arte: il tratto gentile, ma allo stesso tempo ricco e forte, restituisce una sensazione di dolcezza, armonia e serenità.          Il lupo, in modo particolare, viene illustrato in chiave positiva, facendo emergere e sottolineando il suo lato più tenero e buono, nonostante mantenga inalterato il suo ruolo classico nella storia. Le parti scritte aggiuntive ci vengono in aiuto e vanno a completare e sostenere le illustrazioni di questo lupo che sembra tutto fuorché cattivo.

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Il finale poi è tutta una sorpresa: Massimiliano ci prospetta diverse tipologie di finale, lasciando al lettore la libertà di scegliere quella che più si sente propria e vicina.

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Vorrei segnalare il link del sito di Massimiliano Frezzato (massimilianofrezzato) che vi consiglio di andare a vedere per scoprire tutte le sue creazioni.

 

“Cappuccetto Rosso” di Massimiliano Frezzato, ed. Lavieri, 2014.

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