A caccia del Flashbook andiamo!

Qualche giorno fa, nell’aprire Facebook, ho trovato un post che subito ha scatenato in me molta curiosità ed interesse: questo post è stato pubblicato da Patrizia, lettrice volontaria per il progetto Nati per Leggere a Reggio Emilia, che io seguo con molta stima e che ho avuto il piacere di incontrare grazie ad alcuni momenti pomeridiani di lettura in biblioteca per i bambini, ma anche in un gruppo di lettura per adulti. Patrizia è davvero in gamba e ascoltarla nelle sue narrazioni è davvero molto piacevole; si percepisce immediatamente l’amore che ha verso la lettura e che cerca di trasmettere anche a chi l’ascolta. Quando poi Patrizia si trova in coppia con Claudia, altra lettrice volontaria strepitosa, devo dire che il divertimento e la bellezza della narrazione sono assicurati: un intreccio di voci, toni, espressioni e parole che lasciano tutti a bocca aperta!

Ma torniamo a noi e al post che Patrizia ha pubblicato…

Il post in questione riguarda un’iniziativa chiamata FLASHBOOK che per la prima volta arriverà a Reggio Emilia proprio grazie a Patrizia e a Claudia. Che cos’è un FLASHBOOK? E’ un gruppo di educatori, bibliotecari, librai e genitori con la passione della lettura che si mettono a disposizione dei più piccoli per leggere loro fiabe e racconti ad alta voce.

Nella loro pagina Facebook, (FLASHBOOK ITALIA) si presentano con queste parole:

Chi l’ha detto che ai bambini si può leggere solo la sera, prima di andare a dormire? Si può leggere sempre, in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo! Ci crede l’associazione MaMi – Mamme a Milano, che insieme al blog e gruppo Facebook “Libri e Marmellata” e alla pagina e gruppo “Letteratura per l’infanzia”, lancia, per il quinto anno l’iniziativa “Flashbook”, una serie di incontri dedicati alla lettura “dal basso”, con appuntamenti sparsi in tutta Italia.
Educatori, animatori e genitori con la passione della lettura si mettono a disposizione dei più piccoli, per leggere loro fiabe e racconti, per condividere con loro il piacere di scoprire storie e avventure che prendono forma ogni volta che si apre un libro e gli si dà voce.
L’iniziativa è aperta a tutti, i volontari della lettura possono candidarsi in qualsiasi momento, segnalando le propria disponibilitá di luoghi e orari. Tutti gli appuntamenti saranno pubblicati sulla pagina facebook dedicata all’iniziativa.”

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Ecco allora che il primo flashbook dedicato alle letture per bambini a Reggio Emilia si terrà sabato 30 luglio alle ore 10,00 presso il mitico parco delle Caprette (via Monte Cisa). In questa occasione Patrizia e Claudia narreranno diversi testi per bambini dai 2 ai 6 anni e tra questi troveremo… “A caccia dell’Orso”, un testo davvero molto conosciuto e che sicuramente si troverà nelle librerie di molte case; un testo che potrebbe essere definito un classico della letteratura, considerata la sua importanza e il suo successo. Tradotto in diverse lingue, “A caccia dell’orso” viene pubblicato per la prima volta in Inghilterra nel 1989 e solo undici anni dopo è stato tradotto in italiano;  dopo alcuni anni viene ristampato da Mondadori e si aggiudica anche il premio “Miglior Libro Mai Premiato” assegnato dalla giuria del Premio Andersen nel 2013.

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Considerata la fama che lo precede, scrivere un post dedicato a questo testo risulta complesso, poiché vorrei che emergessero aspetti poco conosciuti e non scontati. Spero di riuscire nel mio intento, in ogni caso, lascio libera interpretazione a chi si avvicinerà alla lettura o alla narrazione di questo testo, scoprendone i lati nascosti e i dettagli che solo la singola soggettività è in grado di catturare e fare propri!

“A caccia dell’orso” racconta l’avventura di una famiglia molto coraggiosa e intraprendente che decide di andare a caccia, ma ad una caccia molto particolare ed insolita… a caccia dell’orso. Durante la loro avventura incontrano alcuni ostacoli che devono essere superati per poter proseguire nel percorso: uno dopo l’altro si trovano davanti ad un campo di erba alta e frusciante, un fiume freddo e fondo, una melma limacciosa, un bosco fitto e buio, una tempesta di neve e, infine, una grotta scura e stretta. Ed è proprio qui che trovano l’orso tanto desiderato, il quale però non sembra molto contento di ricevere visite nella sua grotta e inizia così ad inseguirli. Tutti quanti, sorpresi e spaventati, iniziano a scappare velocemente, ripercorrendo all’indietro il percorso appena compiuto, ma questa volta con l’orso alle calcagna che li insegue fino alla porta di casa, che riescono a chiudere appena in tempo. Ora che tutti sono nascosti sotto il piumone nella camera da letto e l’orso se ne torna nella sua grotta, i personaggi della storia traggono una conclusione: “A caccia dell’orso non andiamo più”.

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La struttura del testo è composto da frasi in rima, una sorta di filastrocca che vuole arrivare nell’immediato ai bambini per catturare la loro attenzione, ma allo stesso tempo che risponde al loro bisogno di “ritualità” poiché la ripetitività, si sa, è alla base di ogni apprendimento. Le filastrocche, infatti, aiutano i bambini ad appropriarsi del senso del ritmo che, a sua volta, aiuta il corpo a coordinare i movimenti. La ripetitività è importante poiché consente ai bambini di interiorizzare determinati alfabeti e, una volta fatti propri, di essere in grado di relazionarsi con la realtà con maggiore sicurezza.

In questo caso, la filastrocca che viene ripetuta prima di ogni azione è volta a superare l’ostacolo incontrato: “A caccia dell’orso andiamo. Di un orso grande e grosso. Ma che bella giornata! Paura non abbiamo.”; essa diventa uno strumento di forza che, ripetuto come una sorta di rituale, permette ai bambini di affrontare le difficoltà superando la paura. Troviamo nella rima, la tensione dell’attesa, cosa accadrà dopo, ma allo stesso tempo la rassicurazione del dopo poiché so che andrà tutto bene.

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Questa ripetitività viene sostenuta anche dalle illustrazioni di Helen Oxenbury: un alternarsi di tavole grandi in bianco e nero e a colori che danno significato, segnano il ritmo e danno vita alla storia avventurosa. Gli ostacoli che i personaggi si trovano davanti sono rappresentati da immagini in bianco e nero, questo per sottolinearne l’aspetto più incerto e meno positivo. Al contrario, le illustrazioni a colori vanno ad esaltare la positività dell’azione che viene compiuta, ossia il superamento dell’ostacolo; inoltre viene posto l’accento su suoni onomatopeici come “Svish svush!” dell’erba, lo “Squelch squelch!” della melma, lo “Scric scroc!” del bosco, per rendere ancora più reali le illustrazioni.

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Restando in tema illustrazioni, in generale possiamo notare come i disegni di Helen Oxenbury, una delle più famose illustratrici inglesi, siano ispirati a paesaggi inglesi, probabilmente legati al suo vissuto personale, che mette in risalto tramite tavole vivaci, d’impatto immediato e che restituiscono fortemente le emotività vissute dai personaggi.

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Fin dalle prime pagine si può intuire che la tematica principale è legata al coraggio e al saper superare le difficoltà e gli imprevisti che si possono incontrare durante un percorso, ma cercando di andare oltre a questo tema diciamo “visibile”, ci sono due aspetti che mi hanno maggiormente fatto riflettere.

Il primo riguarda la tipologia della famiglia protagonista della storia: ad una prima lettura viene spontaneo considerare il gruppo una famiglia composta da papà, mamma, tre figli e un cane, ma se ci si avvicina a questo testo con maggiore profondità credo che la chiave di lettura possa essere anche un’altra.

La figura della mamma corrisponde realmente ad essa? Credo che la risposta sia “forse” poiché, se si osservano con attenzione le illustrazioni, potremmo anche essere di fronte ad una sorella maggiore e, quindi, la storia prende una strada diversa, dove il papà è colui che giuda i suoi quattro figli in una avventura che quasi potrebbe essere non reale, ma frutto di una sua immaginazione e invenzione. Oppure potrebbe essere la storia di una proposta di un papà di far vivere un pomeriggio differente all’insegna dell’avventura e del contatto con la natura ai suoi figli. Allora cos’è quell’elemento che ci fa ipotizzare che la ragazza adulta sia la mamma e che questa storia narri di una gita particolare, ma con protagonista l’intera famiglia? Io credo che l’elemento chiave sia l’identità che viene data tramite le illustrazioni: in primo luogo l’abbigliamento con vestito bianco, golfino e scarpe più da adulto che quindi potrebbero far pensare molto alla figura materna; in secondo luogo troviamo questo personaggio spesso in fondo al gruppo, quasi volesse controllare che proceda tutto per il meglio, e in atteggiamenti protettivi. Sicuramente la libertà interpretativa è d’obbligo e la bellezza di questo testo è racchiusa anche in questo…

La seconda riflessione invece riguarda la figura dell’orso. Le aspettative del lettore davanti a questo personaggio sono, nell’immediato, legate a sentimenti non positivi: l’orso è arrabbiatissimo perché è stato disturbato durante il suo letargo ed ora ha una gran fame perciò insegue il gruppo fino alla porta di casa per mangiarsi tutti i componenti della famiglia!

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Se, invece, osserviamo con attenzione ancora una volta le illustrazioni possiamo dare un’altra interpretazione e, nel rivedere il suo ruolo, la storia si trasforma: in primo luogo osservando lo sguardo dell’orso possiamo notare come gli occhi non siano mai arrabbiati e nemmeno la bocca venga mai aperta nel tentativo di sbranare; credo però che la svolta sia racchiusa nell’illustrazione finale sulla quarta di copertina, dove l’orso ha un’espressione triste e avvilita. E’ vero che potrebbe essere triste perché non è riuscito a mangiare neanche un membro del gruppo, ma a me piace pensare che la sua indole sia buona e che volesse solamente giocare con il gruppo per passare un pomeriggio in compagnia e non sempre solo chiuso nella grotta! E poi diciamola tutta… un orso non si ferma di certo davanti ad una porta chiusa, no?!!!

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Questo è, quindi, uno di quei testi che offre varie possibilità di lettura, di percorsi e di interpretazioni; è un libro che si presta davvero ad essere utilizzato in tanti modi: può essere osservato, letto, musicato, cantato, ballato, mimanto e messo in scena.

Per queste ragioni, Patrizia e Claudia lo hanno inserito nel Flashbook e credo che non deluderà nessuno! Non ci resta che correre al parco delle Caprette e scoprirlo di persona…

Nel frattempo potete guardare questo video che ho trovato su youtube dove l’autore Michael Rosen narra “A caccia dell’orso”.

“A caccia dell’Orso” di Michael Rosen e Helen Oxenbury, ed. Mondadori, 2013

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