Salviamo la maestra capitano!

Quando penso alla figura dell’insegnante, non ho bisogno di riflettere molto poiché immediatamente la mia mente va dritta dritta a due persone per me molto importanti: mia zia Leda e mia suocera Cristina. Purtroppo non si sono mai incontrate nè conosciute, ma sono sicura che il  loro incontro sarebbe stato molto interessante. Entrambe insegnanti, in tempi storico-sociali differenti, simili, ma allo stesso tempo diverse in alcune sfaccettature, ma senza ombra di dubbio amanti e appassionate del loro lavoro fino all’ultimo giorno del loro servizio, entrambe severe, ma sempre disponibili all’ascolto e al dialogo con i loro alunni.

Non ho mai avuto modo di vedere all’opera mia zia Leda in classe, ma il suo stile l’ho potuto ugualmente respirare e vivere in seconda battuta, quando mi aiutava a svolgere i compiti al sabato mattina: quasi fossi una sua alunna mi “prendeva per mano” e mi accompagnava nello studio facendomi superare in autonomia le difficoltà e portare così a termine un determinato compito. Quanto mi manca la sua presenza e quanto vorrei poter tornare per un attimo nella cucina di casa sua e ringraziarla per tutti gli insegnamenti che mi ha lasciato!

Mia suocera Cristina mi ricorda molto mia zia Leda e ho sempre ammirato la sua determinazione, calibrata perfettamente con la dolcezza e disponibilità verso i suoi alunni. Dotata di infinita passione e costanza, mia suocera è riuscita ad essere una vera insegnante fino all’ultimo giorno; l’immagine di lei alla domenica pomeriggio che si destreggiava tra lo stirare i panni, correggere i quaderni e preparare le lezioni della settimana sono fisse nella mia memoria e sono motivo di grande stima!

Nel ripensare a loro, mi viene una grande rabbia quando molto spesso ci si sente dire di essere fortunata, dopo aver risposto alla domanda “Che mestiere fai?” con “Sono insegnante” e pare inoltre sia diventato uso comune associare questa fortuna alla leggerezza e alla semplicità di questo mestiere! Per non parlare poi delle immancabili battutine relative all’orario lavorativo e ai giorni di vacanza… insomma per la maggior parte degli esseri umani il mestiere dell’insegnate è il più invidiato al mondo, nonché il più leggero che esista! Già perché essere insegnante sembrerebbe un mestiere esclusivamente divertente e gioioso! Peccato che, al di là di alcuni vantaggi ben riconoscibili da tutti, l’essere un’insegnante va oltre il momento ludico coi bambini; certamente nel contatto e nelle relazioni quotidiane con loro, i momenti giocosi e allegri non mancano, ma dietro ai sorrisi, ai giochi e agli scherzi c’è un percorso educativo molto forte, un percorso del quale solo chi è stata od è ancora insegnante può capire veramente tutte le sfaccettature. Oggigiorno l’insegnante deve affrontare diverse sfide e quotidianamente si deve mettere in gioco come persona e come professionista per cercare di instaurare un rapporto di qualità con bambini, famiglie e colleghi, un rapporto basato in primis sul benessere comune.

Ora, non è mio intento elencare le prove e le difficoltà che un’insegnante deve affrontare nel corso di un anno scolastico, ma vorrei invece presentare un testo che, a mio avviso, rende un po’ giustizia a questo mestiere a volte un po’ sottovalutato.

Il testo in questione s’intitola “La maestra è un capitano” , un libro per bambini grandi se non per adulti, al quale ho voluto dedicare un post nonostante il mio target sia rivolto ai bambini più piccoli, perché credo, anzi mi auspico, che possa aiutare a cambiare il sentire comune e il modo di pensare riguardo il mestiere dell’insegnante. L’autore di questo testo è Antonio Ferrara mentre l’illustratrice è la mitica Anna Laura Cantone; questa accoppiata mi ha subito colpita e incuriosita e deve ammettere che le mie aspettative sono state soddisfatte a pieno perché questo testo è davvero geniale!

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Prima di questo testo, devo ammettere che non conoscevo Antonio Ferrara, ma dopo averlo scoperto ho voluto assolutamente informarmi e approfondire la sua storia professionale perché solo una persona dotata di genialità, ironia e intelligenza può riuscire a raccontare in un testo per bambini una professione come quella dell’insegnante in modo così straordinario, attuale e vicino ai bambini stessi.

E’ evidente che a fianco di uno scrittore di questo calibro e per un testo di questo tipo non poteva non esserci un’illustratrice strepitosa: ecco allora che entra in gioco Anna Laura Cantone che non ha bisogno di molte presentazioni poiché la sua fama la precede, è infatti lei stessa con il suo lavoro a presentarsi!

Bene, dopo queste doverose premesse, passiamo al testo “La maestra è un capitano”, tratto dal volume pubblicato da Coccole Books nel 2012 nella collana “I quaderni della scuola”. Questo è il racconto in prima persona di una umanissima maestra che cerca coraggiosamente di non soccombere alla frenesia quotidiana che la vede corre tra impegni familiari e quelli lavorativi da insegnante di scuola primaria: cucinare, andare a prendere la figlia a scuola e programmi scolastici che incombono come una spada di Damocle, incuranti delle epidemie d’influenza, la protagonista del testo cerca di non farsi schiacciare da questo vortice in continuo movimento. Una donna lavoratrice, dunque, che, nonostante tutte le difficoltà, cerca di non perdere l’entusiasmo per il proprio lavoro e il rispetto per i bambini della sua classe. Tra carta igienica che bisogna portarsi da casa, virus influenzali, bambini indiavolati e genitori ansiosi e iperprotettivi, questo libro ci offre la possibilità di vedere con sguardo molto ironico ed affettuoso uno spaccato della vita di tutti i giorni di un’insegnante di oggi alle prese con le mille difficoltà quotidiane sul lavoro e a casa.

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Dopo aver letto l’ultima pagina del libro e averlo chiuso, sono rimasta in silenzio e mi sono chiesta come mai Antonio Ferrara abbia voluto scrivere “La maestra è un capitano” e quale messaggio ha voluto mandare e a chi? La risposta credo si possa trovare nella volontà dell’autore di mostrare la complessità di questo mestiere spesso criticato e a volte un po’ sottovalutato. Una complessità fatta di responsabilità, fiducia, ricerca dell’altrui benessere, relazioni, impegno, disponibilità e tanto ascolto sia verso i piccoli che verso i grandi. Per questo la maestra è stata paragonata ad un capitano: infatti, il capitano ha un ruolo importante, è colui che guida e che è responsabile per gli altri, è colui che deve essere in grado di districarsi e muoversi tra le difficoltà e gli imprevisti senza mai mollare, proprio come una maestra: un faro educativo nel mare tempestoso della vita.

Una frase che in modo particolare mi ha colpito è stata questa: “…perchè crescere è una festa, mica una punizione.“. L’attribuire un valore alla crescita del bambino, non sottovalutandola, ma anzi dargli, quindi, una connotazione positiva, è davvero molto importante; credo che per i bambini vedere riconosciuta l’importanza della loro crescita e non darla per scontata, ma bensì festeggiarla e riconoscerla come un traguardo significativo credo aiuti i bambini stessi a rafforzare la propria stima, facendo crescere la fiducia in loro stessi e nelle loro possibilità. Penso che il vedere esplicitato l’affetto dell’insegnante sia un grosso segnale per i bambini: la figura della maestra viene mostrata nella sua interezza, dove viene scoperto un lato nascosto normalmente agli alunni e questo può essere una strategia ed un modo per renderla più vicina ai bambini.

Il testo è davvero particolare anche nella scelta stilistica: si presenta proprio come se fosse un piccolo quaderno a righe e anche la carta ricorda quella di un quaderno di scuola. Alcune parole sono scritte in grassetto e sono di dimensioni più grandi rispetto al resto del testo. La copertina è davvero particolare poiché è realizzata con carta ecologica e, una volta tolta, si trasforma in un poster nel quale viene raffigurata la maestra protagonista del testo a cavallo di un simpatico levriero, proprio come se fosse un capitano! Essendo la storia raccontata in prima persona, sembra quasi, sfogliando il testo, di avere tra le mani un quaderno di appunti della maestra stessa, una sorta di taccuino o diario nel quale la donna scriveva le proprie impressioni quotidiane.

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Interno del libro
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Copertina poster!
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Il poster della Maestra Capitano!

Il racconto di Antonio Ferrara si incontra e si intreccia perfettamente con le illustrazioni divertentissime e originali di Anna Laura Cantone: i suoi personaggi sono caratterizzati da occhi rotondi e avvicinati tra loro, nasi lunghi ed enormi, le sue illustrazioni si distinguono per l’uso di colori brillanti e per la presenza di inserti materici che vanno a completare le illustrazioni, dando così una nota più reale. Nelle sue immagini c’è una forte componente ironica, si può percepire un senso di gioia e la voglia di inventare personaggi con caratteristiche divertenti e fresche, il tutto con armonia ed equilibrio, per stupire il lettore e invogliarlo alla scoperta della storia.

Insomma un testo dedicato a tutte le insegnanti, a quelle che lo sono state e a quelle che lo saranno e, in particolare, lo vorrei considerare un dono per le mie due insegnanti preferite! Evviva la maestra capitano!
“La maestra è un capitano” di Antonio Ferrare, illustrazioni di Anna Laura Cantone, ed. Coccole Books
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2 thoughts on “Salviamo la maestra capitano!

  1. Carissima Silvia, ho una giustificazione, anzi più di una per questo ritardo! La prima è che lo scoprire questo libro leggendo il tuo articolo mi ha commossa tantissimo! La seconda è che, nel frattempo, questo libro mi è stato regalato da tre persone che amo profondamente e la terza, e molto più prosaica, è che avevo scritto un commento “lungo sempre” (come si dice) e quando stavo per scrivere i saluti, è sparito nel nulla….!!!!!
    Sarò quindi molto più stringata a scanso di incidenti!
    Ho trovato questo libro di Ferrara e Cantone bellissimo e vorrei che tanti insegnanti e genitori lo leggessero per capire!
    Da parte mia, voglio soltanto dire che ho insegnato per quarant’anni, sono andata in pensione da qualche mese e non riesco a dire: “Ero una maestra”, quando mi chiedono che lavoro faccio rispondo: “Insegno”. Dopo quarant’anni, mi pareva di avere iniziato il giorno prima.
    Sono state tante le difficoltà, le preoccupazioni e le frustrazioni, ma infinitamente di più sono stati i momenti di gioia , di soddisfazione e di dolcezza. I miei bimbi mi hanno insegnato e donato più di quanto si possa immaginare o io abbia potuto meritare. I loro occhi spalancati per lo stupore, attenti e pieni di interesse o tristi e persi per non avere compreso, sono impressi nella mia mente e nel mio cuore. Certo potevo fare di più e, sicuramente, meglio ma quando Lorenzo mi ha detto alla fine della quinta: “Cri, noi siamo andati avanti sempre tutti insieme!”…beh, in quel momento, mi sono sentita un capitano!
    Grazie infinite, Silvia
    nonna Cric

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    1. Nonna Cric, che dire… Questa volta sono senza parole! Penso che abbia colto l’essenza del testo poiché l’ha vissuta in prima persona!!! La mia speranza è che il mestiere dell’insegnante venga rivalutato e valorizzato come merita e mi auguro che mia figlia possa incontrare nella sua carriera scolastica insegnanti come lei!!! Grazie mille! Con affetto, Silvia

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